Taipi di Herman Melville a fumetti

Il primo romanzo dello scrittore disegnato da Matteo Guarnaccia

Taipi è il romanzo d’esordio di Herman Melville, scritto all’età di 24 anni, che è anche l’età che aveva il disegnatore Matteo Guarnaccia quando nel 1978 ne pubblica per la prima volta l’omonimo adattamento a fumetti, oggi riproposto dall’editore ComicOut in una nuova edizione arricchita dalla premessa storica dell’autore e da una prefazione del docente universitario, giornalista e psicoterapeuta Claudio Risé.

Aprire alla cieca un libro dell’Ottocento, mai sentito nominare, fu come stappare una vecchia bottiglia di vino rimasta sepolta in fondo alla cantina. Le parole che scaturivano da quelle pagine erano ancora “buone e profumate”, e davano alla testa. Le tematiche descritte sorprendentemente vicine a quella di un attivista controculturale degli anni Settanta come me. Herman era uno di noi, un fratello, anche lui si era ribellato alle regole e alle autorità. Aveva messo in discussione una società ingiusta, folle e violenta. In tempi non sospetti aveva condannato il colonialismo, abbracciato l’Altrove e respinto l’idea che l’occidente fosse il migliore dei mondi possibili. – Matteo Guarnaccia, dalla premessa storica al volume


Romanzo e fumetto sono tratti da una vicenda autobiografica, e raccontano un episodio preciso della vita del giovanissimo Herman Melville: la diserzione insieme a un altro marinaio da una nave baleniera e la fuga in una delle isole Marchesi presso la tribù cannibale dei Taipi. Dopo mesi trascorsi in alto mare senza vedere mai terra, i due protagonisti decidono di approfittare della prima occasione di sbarco per lasciarsi alle spalle una vita fatta di fatica e poco altro, e per rischiare il tutto per tutto in un mondo sconosciuto, selvaggio e pieno di mistero, su cui incombe l’ombra del cannibalismo... 

I selvaggi, a partire dal loro capo, sono belli, composti, hanno una dignità ben diversa dalla rozzezza rapace degli eserciti coloniali che stazionano nel porto. [...] Anche il mondo selvatico, però, ha la sua Ombra, il suo lato oscuro – Claudio Risé, dalla prefazione


Il fumetto è uno splendido lavoro di sceneggiatura e illustrazione che ComicOut ha il merito di aver ripubblicato: disegni ispiratissimi nati non solo dall'evidente folgorazione dell’autore per questa storia, ma anche da un vasto studio storico e iconografico, raccontato da Guarnaccia nella premessa al volume. E se da una parte le illustrazioni rappresentano perfettamente lo stile dell'autore, dall'altra riescono sia a rievocare l’arte primitiva polinesiana e la cultura dei tatuaggi marinareschi, sia soprattutto lo stile narrativo dello stesso Melville, che si ritrova ad ogni tavola: nella costruzione sempre più intrigante dei personaggi così come nel susseguirsi sempre più avvincente degli eventi; nei puntuali elenchi di cetacei e specie vegetali dell'isola così come nelle descrizioni minuziose degli strumenti, delle imbarcazioni e dei riti degli indigeni che, alternandosi alla vicenda dei due fuggiaschi, invece di rallentare il ritmo vivacizzano la lettura e fanno respirare quel tipico stile melvilliano, incredibilmente capace di suscitare senso di meraviglia e curiosità al contempo per storia e personaggi così come per i dettagli più minuziosi dell’arte della baleniera, ancora oggi a più di 150 anni dalla prima pubblicazione, avvenuta nel 1856. Un talento di Melville che sarà poi sviluppato e portato al suo massimo apice nel capolavoro Moby Dick.

I 175 anni di distanza hanno giusto un valore simbolico, un segno di riconoscimento di superficie, a dimostrazione che la vita umana sottostante ai secoli è in gran parte la stessa. – Claudio Risé, dalla prefazione


Per gentile concessione dell’editore ComicOut pubblichiamo in anteprima in questa fotogallery alcune illustrazioni e tavole tratte dal libro.


Matteo Guarnaccia, scrittore e disegnatore, è stato attivo nei movimenti controculturali italiani degli anni 70 e 80 e ha viaggiato moltissimo in tutto il mondo. Oltre che nell’illustrazione e nel fumetto ha lavorato nel campo del design (Bruno Munari, Studio Mendini), del giornalismo («D-La Repubblica», «Wired», «Vogue», «Abitare») e della moda. Storico del costume e critico d’arte, ha pubblicato oltre trenta saggi sulle avanguardie storiche e sui movimenti creativi antagonisti. È uno dei pochi artisti italiani presenti nel prestigioso volume Art of Modern Rock. Suoi: Il Grande Libro della Psichedelia (Hoepli), Bob Dylan Play Book, (24HCultura). Con Elfo ha illustrato il volume Quelli che Milano. Per i tipi di ComicOut nel 2020 è uscito Jimi Hendrix, per la BUR Mix & Match (2021).
 

Herman Melville nasce a New York il 1º agosto 1819. Di ascendenza olandese per parte materna e bostoniana e calvinista per parte paterna, deve interrompere gli studi a causa del fallimento e della morte del padre. Terzo di otto figli, dopo vani tentativi di trovare un lavoro stabile, attraversa per la prima volta l’Atlantico come mozzo sulla nave Highlander diretta a Liverpool: il primo di una lunga serie di viaggi. Nel 1841, dopo aver peregrinato all’Ovest e al Sud, fa vela per il Pacifico sulla baleniera Acushnet: disertore, dopo più di un anno, alle isole Marchesi, vive per quattro mesi tra i Taipi, per ritornare, a New York. Il suo primo romanzo, Taipi (1846), traccia la mappa dell’illusorio paradiso terrestre di quella prima esperienza del mondo selvaggio. Incoraggiato a proseguire la narrazione delle sue avventure, scrive Omoo (1847) e altri libri di tema marinaresco. Nel 1851 esce Moby Dick, il suo capolavoro. Pierre o delle ambiguità (1852), romanzo di vita contemporanea, viene accolto molto male e a a 33 anni la sua carriera letteraria si arresta. Nel 1866 trova un posto alle dogane di New York, dove resta fino al 1885. Scrive quasi nell’anonimato: Racconti della veranda (1856),  Bartleby e Benito CerenoL’uomo di fiducia (1857) è l’ultimo romanzo della grande stagione melvilliana. La sua ultima opera è Billy Budd. Muore a New York il 28 settembre 1891.