Aldo Palazzeschi: il grande anarchico della poesia

Un ritratto di Guido Davico Bonino

Il 17 agosto 1974 muore a Roma Aldo Palazzeschi, era nato a Firenze nel 1885. Guido Davico Bonino propone un excursus sulla sua vita e sulla sua opera poetica. Attore in gioventù, Palazzeschi aderisce al futurismo, movimento di cui ammira il rifiuto delle convenzioni, ma da cui prenderà le distanze per sposare la causa pacifista. Trascorre in seguito la vita tra Firenze, Parigi e Roma, dove muore. Tra le raccolte si ricordano la giovanile L`incendiario (1913), Poesie (1925), Cuor mio (1968), Via delle cento stelle (1972). Palazzeschi, né futurista, né crepuscolare, né liberty, grande solitario della poesia contemporanea, raggiunge, secondo Davico Bonino, "il grado zero del linguaggio": impersonale, atono, amorfo, infantile come le filastrocche, strumento di dissacrante ironia per la polemica contro i borghesi. Luciano Virgilio legge da Poesie: Chi sono?, Riflessi, Rio Bo, Lasciatemi divertire, Visita alla contessa Eva Pizzardini Ba; da Via delle cento stelle: Movimento.

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“follia”.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
“malinconia”.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
“nostalgia”.
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.